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"Cosa sono i giochi di ruolo"

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"Cosa sono i giochi di ruolo"

Il gioco di ruolo (d’ora in poi gdr) è nato negli anni settanta come mezzo prettamente ludico e di svago. Il primo gioco di ruolo, pubblicato negli USA e dal titolo “Dungeons and Dragons”, era un sistema di regole atte a simulare le azioni di un gruppo di personaggi (ognuno interpretato da un giocatore) all’interno di un’ambientazione fantastica. Il sistema prevedeva la presenza di un arbitro di gioco, denominato “dungeon master”, che aveva il compito di far rispettare le regole del gioco e d’interpretare gli avversari con cui il gruppo di giocatori interagiva durante il gioco. Sin dall’inizio i gdr si sono dunque configurati come giochi basati sulla collaborazione fra i giocatori ed in cui l’agonismo era, se non proprio bandito, fortemente negativo per l’andamento del gioco stesso. Nel corso dei trent’anni che sono seguiti il gdr ha subito profonde modificazioni e differenziazioni in tipologie diverse e ne sono state scoperte le possibili applicazioni in psicoterapia ed in ambito educativo-formativo. Il gdr utilizzato in psicoterapia è denominato psicodramma e viene applicato in molti programmi terapeutici e per i più disparati disturbi psichici. Il gdr a scopo formativo è tuttora in fase di studio e ne vengono continuamente “scoperte” nuove possibili applicazioni.
In particolare già da alcuni anni il gdr viene utilizzato per preparare i professionisti alla gestione dei rapporti con il cliente/paziente. In questo tipo di giochi ad un partecipante viene richiesto d’interpretare il professionista (nel nostro specifico caso il medico veterinario) e ad almeno un altro viene assegnata la parte del cliente. Il “setting” del gioco si può facilmente ottenere utilizzando una scrivania o un piccolo tavolo e delle sedie. Le persone che non sono direttamente coinvolte nel gioco si dispongono attorno al setting, in modo da avere una buona visibilità degli eventi che vi si svolgeranno. Molto spesso ci si serve di casi clinici realmente vissuti e che hanno presentato delle difficoltà di gestione da parte di uno dei partecipanti (solitamente quello che interpreta il cliente) per dare vita alla simulazione di una visita vera e propria in cui si da rilevanza non tanto alla diagnosi clinica quanto alla gestione del rapporto con il cliente ed alla ricerca dell’alleanza terapeutica. La simulazione procede per alcuni minuti poi viene interrotta e si discute assieme agli “spettatori” delle azioni compiute dal cliente e dal veterinario, cercando di leggere non soltanto il significato delle parole pronunciate ma anche il linguaggio del corpo, ovvero le posture assunte nel corso del colloquio da entrambi i giocatori. Lo scopo comune è quello di individuare “errori” di comunicazione fra i due personaggi, ovvero momenti in cui ci sono state delle incomprensioni, in cui si sono inviati messaggi che potrebbero avere effetti negativi sulla costruzione del rapporto di fiducia e di alleanza fra medico e cliente. Si cercano poi assieme delle vie di comunicazione alternative atte a riallacciare il rapporto. Spesso nel corso del gioco il partecipante che interpreta il veterinario arriva ad un “punto morto”, ovvero si trova in difficoltà e non sa come far proseguire il colloquio, in questo caso viene sostituito da uno degli spettatori ed il gioco riprende.
L’importanza di questo tipo di simulazioni risiede nella possibilità simulare più volte la stessa situazione in un ambiente totalmente neutro e privo dell’esigenza di soluzione immediata di cui è investita invece la visita clinica vera e propria. La collaborazione fra i partecipanti e gli spettatori è la chiave per la buona riuscita del gioco: qualora si venissero ad innescare meccanismi di agonismo il gioco perderebbe di utilità e potrebbe addirittura risultare dannoso per i rapporti fra giocatori, per questo è indispensabile che vi sia un moderatore che elenchi, prima dell’inizio del gioco, le regole da seguire e che si occupi di interrompere la simulazione qualora si verifichino delle infrazioni e di gestire i tempi di simulazione e di discussione.
Le regole di gioco sono dettate dal buon senso e dalle norme di convivenza e collaborazione. La prima regola in assoluto è il divieto totale d’inserire elementi di agonismo nel gioco: spesso i giocatori sono portati a tentare di “ingannare” il compagno, a portarlo verso dei percorsi – trappola al termine dei quali potranno dimostrare di aver condotto l’altro (in questo caso visto come avversario) ad un vicolo cieco. Il moderatore ha il compito di mettere in evidenza questi comportamenti e di vietarli categoricamente.
In conclusione il gioco di ruolo può essere un utile mezzo di formazione per il medico veterinario, anche non comportamentista, perché permette di apprendere nuovi mezzi di gestione del rapporto con il cliente con lo scopo di ottenere, anche nei casi più complessi, un’alleanza terapeutica completa e duratura.

Dottoressa Marzia Possenti
Medico Veterinario

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