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"L'educazione del cucciolo e del gattino...il ruolo del Medico Veterinario Generalista"

"Dedicato a Diana, un Setter affetto da patologie del comportamento e a Gaetano, un micione che vive con Diana a casa di un collega."

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“L’educazione del cucciolo e del gattino…il ruolo del Medico Veterinario Generalista”

Aggressione!Nell’ultimo decennio si è evidenziato un sempre maggiore interesse da parte del proprietario al “comportamento” del proprio animale da compagnia.
Ma chi sono i principali interlocutori in relazione a questo argomento? Secondo uno studio effettuato in Francia la stampa svolge un ruolo molto importante grazie alla pubblicazione di riviste specializzate. Si evidenziano inoltre alcune figure professionali come l’educatore e l’addestratore…mentre il Medico Veterinario Generalista occupa una posizione alquanto marginale. Questa situazione si presenta in modo similare anche in Italia e spinge il proprietario a rivolgersi sempre più frequentemente ad altri interlocutori come ad esempio l’allevatore…che spesso dispensa anche consigli in materia di alimentazione, trattamenti antiparassitari e così via. Ne consegue una perdita di immagine e, cosa non trascurabile, di un’importante “fetta di mercato” per quanto riguarda il Medico Veterinario Generalista.
Al fine di diventare il principale referente, non solo per quanto riguarda le patologie organiche, è opportuno che il Medico Veterinario rivolga la propria attenzione al comportamento del cucciolo e del gattino. Infatti, dal mio punto di vista, il Medico Veterinario rappresenta la sola figura professionale competente in materia di prevenzione e di terapia delle patologie del comportamento in quanto in grado di effettuare una diagnosi differenziale in relazione alla possibile origine organica dei sintomi rilevati.

La scelta del cucciolo e del gattino...

Sempre più frequentemente il proprietario si rivolge al Medico Veterinario ancora prima di acquistare un animale da compagnia. La visita pre – adozione costituisce un momento fondamentale per quanto riguarda la nascita di un futuro legame uomo – animale pienamente soddisfacente da entrambe le parti. Tutti i componenti della famiglia devono essere d’accordo per quanto riguarda l’adozione di un cucciolo o di un gattino…altrimenti la “pipì” sul pavimento o “il pelo sparso ovunque” possono scatenare “una guerra” che a volte esita nell’abbandono dell’animale.
Il cucciolo o il gattino “per i bambini” devono essere desiderati in prima istanza “dai genitori” in quanto saranno questi ultimi che se ne dovranno occupare.
Il cane è definito “un animale sociale”, cioè vive all’interno di un gruppo ed instaura relazioni di collaborazione con i partners sociali (attaccamento al gruppo) …dedicare qualche minuto della propria giornata al cucciolo è insufficiente, soprattutto se il proprietario rimane lontano dall’abitazione per otto ore o più consecutivamente. Inoltre lasciare a disposizione del cucciolo e del futuro cane adulto un “grande giardino” non migliora la situazione in quanto, come scherzosamente affermo spesso, “il cane non è un albero”.

Il gatto è definito “un animale territoriale” (attaccamento al territorio) …ma appare sempre più evidente la capacità del gattino ad instaurare relazioni preferenziali con i componenti del gruppo in cui vive. La “tradizione” considera il gatto un “animale indipendente” al quale è possibile dedicare solo pochi minuti della propria giornata….ma se il gattino vivrà in appartamento senza alcuna possibilità di esercitare l’attività di caccia, immerso in un ambiente silenzioso e “immobile” per molte ore al giorno, in breve tempo il proprietario si renderà conto della poca veridicità dell’affermazione sopra evidenziata. Inoltre il gattino suddivide il territorio (l’appartamento del proprietario) in più zone che corrispondono all’area di gioco, di eliminazione, di alimentazione e di riposo…ed effettua marcature sia sfregando le guance sia attraverso le graffiature al fine di “sentirsi a casa”. Limitare lo spazio a disposizione del gattino ad una sola stanza o confinarlo su di un balcone per molte ore al giorno impedirà la “strutturazione” del territorio e la creazione dei “campi territoriali” provocando la comparsa di uno stato ansioso.

Al fine di prevenire alcune patologie del comportamento, come la Sindrome Ipersensibilità – Iperattività, la Dissocializzazione Primaria e la Sindrome da Privazione Sensoriale è opportuno adottare il cucciolo o il gattino intorno all’8° settimana di età.
È fondamentale che questi ultimi rimangano a contatto con la madre fino al momento dell’adozione. Se i cuccioli o i gattini sono collocati nel box attiguo o in un’altra stanza e incontrano la madre un’ora al giorno, la condizione sopra definita non viene rispettata.
Infatti, a partire dalla 3° settimana di età, la madre svolge un ruolo fondamentale per quanto riguarda l’apprendimento degli autocontrolli (l’acquisizione del morso inibito, della retrazione delle unghie e del controllo della motricità), grazie alle punizioni messe in atto soprattutto durante il gioco. Intorno all’età di 4 - 5 settimane circa i cuccioli e i gattini effettuano “giochi di lotta corpo a corpo” che consistono nell’emissione di vocalizzi e in “mordicchiamenti”. L’eccitazione provocata dal gioco stesso porta il cucciolo ad aumentare l’intensità dei “mordicchiamenti” fino a provocare un grido di dolore da parte del compagno di giochi. Nel cane la madre interviene afferrando alla collottola e schiacciando a terra il cucciolo “che ha esagerato” oppure obbligandolo a rimanere a pancia all’aria per qualche secondo (punizioni etologiche). Inoltre, in occasione di “corse sfrenate”, abbai ripetuti e così via la madre obbliga il cucciolo a rimanere fermo (utilizzando le punizioni di cui sopra) fino ad ottenerne il rilassamento. Nel gatto la madre infligge piccoli colpetti sul naso del gattino o interviene graffiando l’addome con gli arti posteriori.
La separazione precoce dalla madre (5° - 6° settimana) comporterà il deficit degli autocontrolli (mordicchiamenti dolorosi alle mani e ai piedi dei proprietari, graffi alle mani e al viso, distruzioni, ipermotricità) e la persistenza del comportamento di “poppata” (il gattino “succhierà” i tessuti e la cute dei proprietari).
Inoltre la madre, a partire dallo svezzamento, svolge un ruolo fondamentale anche per quanto riguarda l’apprendimento delle “regole sociali” nel cucciolo grazie alla “gerarchizzazione alimentare” e alle punizioni etologiche effettuate in occasione di ogni “trasgressione delle regole stabilite”. Di fronte alla ciotola piena allontanerà i cuccioli minacciandoli con ringhi e abbai…si servirà per prima e i piccoli potranno avvicinarsi solo al termine del pasto dell’adulto. Intono alla 4° settimana si evidenzia un aumento della comparsa dei comportamenti di aggressione tra i cuccioli…l’apprendimento delle “regole sociali” permetterà di ridurre la frequenza e l’intensità di questi ultimi. L’adozione precoce comporterà l’esacerbazione dei comportamenti di aggressione (caratterizzati dalla presenza di ringhi e morsi) in occasione di ogni tentativo da parte del proprietario di limitare le attività del cucciolo come ad esempio salire sul divano o sul tavolo.
Per quanto riguarda la Sindrome da Privazione Sensoriale è opportuno ricordare la Teoria della Stabilizzazione Selettiva secondo la quale solo le sinapsi attivate da un’esperienza saranno attivate e quindi permarranno in futuro. Inizialmente la rete di connessioni sinaptiche è ridondante ma a partire dalla 7° settimana di età le sinapsi immature andranno incontro ad involuzione. Questo processo termina intorno al 3° mese di vita: tutte le esperienze (contatto con esseri umani, con altri cani o gatti, rumore di un camion, ecc.) effettuate fino a quel momento permarranno, saranno “classificate” come conosciute e quindi non pericolose. Un’adozione tardiva (dopo il 3° mese) favorirà l’apparizione di fobie semplici e complesse: “paura” di tutto ciò che non è conosciuto (il cucciolo abbaia e rincula evitando il contatto con esseri umani, abbaia e non riesce ad esplorare oggetti sia in casa sia in passeggiata, si rifiuta di camminare in presenza di automobili, ecc.; il gattino soffia e si nasconde evitando il contatto con esseri umani, cammina “rasente i muri” in casa, ecc.).
Inoltre, per quanto riguarda il gattino, l’introduzione in un ambiente ipostimolante (appartamento), soprattutto se il gattino aveva accesso all’ambiente esterno (possibilità di esercitare l’attività di caccia), favorirà l’apparizione di uno stato ansioso con la comparsa di aggressioni predatorie a carico dei proprietari (Ansia da Luogo Chiuso).

Per quanto riguarda la razza è opportuno ricordare che l’ereditarietà a livello comportamentale influisce per il 20%…ogni razza possiede inoltre “una promessa genetica” frutto della selezione operata dall’uomo. Un Setter Inglese, ad esempio, con più facilità metterà in atto un comportamento inerente al “puntare” un animale selvatico rispetto ad un Rottweiler. È necessario chiarire al proprietario che non esiste “il cane guardiano che difende la casa dai ladri ma lascia entrare gli amici” e neppure “il cane che ci difende nel caso di un’aggressione a mano armata”. Infatti, una corretta socializzazione alla specie umana fa in modo che il cane riconosca come “amici” tutte le persone con le quali viene a contatto…la presenza di una pistola o di un “atteggiamento sospetto” sono stimoli che indicano una situazione di pericolo, ma sono identificati come tali solo dall’essere umano.
Inoltre il cane vive con l’uomo da migliaia di anni ma è pur sempre un predatore…e il comportamento di aggressione fa parte dell’etogramma della specie. A questo proposito è opportuno informarsi in relazione alla presenza di bambini in tenera età all’interno della famiglia…il cane “per i bambini” non esiste.
Non esiste neppure il gatto “per i bambini”…se nelle prime 5 – 7 settimane di vita non è stata messa in atto una corretta socializzazione alla specie umana, il gattino risponderà alle coccole con morsi e graffi.

Nella “società canina” esiste una gerarchia piramidale dove al vertice si pongono una “coppia” costituita da un maschio e da una femmina: il maschio occupa una posizione di rilievo in relazione agli altri maschi presenti nel gruppo, così come la femmina per quanto riguarda le altre femmine. In una famiglia composta soprattutto da individui di sesso femminile è preferibile consigliare l’adozione di un cucciolo di sesso femminile e viceversa nel caso di individui di sesso maschile. In questo modo è possibile ottenere alla pubertà una gerarchia lineare che permetterà di evitare le patologie comportamentali relative ad uno squilibrio gerarchico.
Nella “società felina”, invece, non è stata evidenziata alcune gerarchia piramidale…in un gruppo di gatti vige il detto “chi primo arriva meglio si accomoda”. In caso di sovrappopolazione è possibile la messa in atto di una gerarchia dispotica (un soggetto generalmente di sesso maschile gestisce le risorse e i luoghi di riposo) con la presenza di un individuo (definito “omega”) che costituisce “la valvola di sfogo” del gruppo (è aggredito da tutti i gatti che fanno parte del gruppo stesso).

Di fronte ad una cucciolata è opportuno scegliere il cucciolo che viene definito “la via di mezzo”, cioè non il più timido (che rimane a distanza, non osa avvicinarsi e viene condotto forzatamente tra le braccia dell’allevatore a contatto con il futuro proprietario) e non il più “espansivo” (che arriva per primo, salta addosso ripetutamente, mordicchia, ringhia agli altri cuccioli, corre avanti e indietro). Il cucciolo deve inoltre mostrare una buona tolleranza alla manipolazione.

Il gattino “ideale” si avvicina spontaneamente al futuro proprietario, depone le marcature facciali sfregando le guance e mostra una buona tolleranza alla manipolazione. Inoltre, in risposta al sollevamento effettuato afferrando la cute “alla collottola”, il gattino “si rilasserà” ponendo la coda tra gli arti posteriori. Questa prova ha valore predittivo per quanto riguarda la relazione con la madre e la tolleranza al contatto.

La consultazione comportamentale...

L’educazione del cucciolo e del gattino, dove per “educazione” si intende l’acquisizione di comportamenti volti alla realizzazione di una “pacifica convivenza” all’interno del gruppo uomo – animale, può essere affrontata dal Medico Veterinario Generalista. È opportuno proporre una visita comportamentale anziché elargire le informazioni durante lo svolgimento della visita vaccinale…altrimenti si corre i rischio di “sommergere di informazioni” il proprietario. Per quanto riguarda il cucciolo è opportuno effettuare almeno due consultazioni comportamentali (la prima intorno ai due - tre mesi di età e la seconda alla pubertà). Il gattino, invece, necessita di una sola consultazione effettuata al momento dell’adozione.

Durante la visita il cucciolo o il gattino devono essere lasciati liberi all’interno della sala visite in modo da poter osservare l’interazione con il Medico Veterinario, il comportamento esploratorio, l’acquisizione degli autocontrolli e la relazione con il proprietario. Inoltre è opportuno “scatenare un gioco” per meglio valutare il controllo del morso e della retrazione delle unghie. Così facendo è possibile mettere in evidenza le eventuali patologie del comportamento già presenti al momento dell’adozione come ad esempio la Sindrome Ipersensibilità – Iperattività (il cucciolo presenta un comportamento di esplorazione orale con distruzioni, una motricità e un’esplorazione disordinate ed esacerbate; il gattino inoltre sfodererà le unghie in occasione del contatto fisico con il proprietario e con il Medico Veterinario), la Dissocializzazione Primaria (il cucciolo mostra un comportamento di aggressione nei confronti del proprietario e del Medico Veterinario in occasione di qualsiasi costrizione) e la Sindrome da Privazione Sensoriale (il cucciolo o il gattino mostreranno un’esplorazione assente o inibita nei confronti di oggetti e/o di esseri viventi).
In questo caso è necessario trattare dapprima la patologia comportamentale al fine di mettere in atto un programma educativo efficace.

Come comunicare con il cucciolo e con il gattino?

La comunicazione verbale (il “significato delle parole”) assume un ruolo di secondo piano all’inizio dell’apprendimento…con il passare del tempo il cane o il gatto riusciranno a “comprendere” molte parole. La comunicazione para – verbale (il tono della voce, il ritmo, ecc.) è importante per favorire la corretta ricezione del messaggio. Un tono di voce “dolce” rappresenta una ricompensa, un tono neutro evidenzia un’indicazione (“Vieni”, “Seduto”) mentre un tono “autoritario” costituisce una “minaccia” (vedi il paragrafo successivo). La comunicazione non – verbale (la posizione nello spazio, la cinetica, ecc.) è fondamentale al fine dell’educazione soprattutto nel cucciolo. Quando il proprietario assume una postura “bassa” (accucciato a terra con un sorriso, mentre utilizza un tono di voce dolce) il cucciolo percepirà che “il proprietario è ben disposto nei suoi confronti”. È opportuno adottare la postura “bassa” per favorire l’apprendimento del “Vieni”. Invece una postura “alta” (in piedi, con il busto in avanti, le mani sui fianchi, lo sguardo fisso sopra la coda del cucciolo mentre si utilizza un tono di voce “autoritario”) indica che “il proprietario è arrabbiato”. Lo sguardo insistente diretto negli occhi del cucciolo indica che il proprietario sta per aggredirlo…due cani che si avvicinano cercano di guardare l’uno la groppa dell’altro al fine di stabilire un corretto rapporto gerarchico. Cercare di prendere il cucciolo, ad esempio per mettere il guinzaglio, inseguendolo con una postura “alta” ne provocherà l’allontanamento…il messaggio sarà “confuso” e l’apprendimento non corretto.

Come apprendono il cucciolo e il gattino?

La più importante forma di apprendimento è il Condizionamento o Apprendimento Associativo che comprende il Condizionamento Operante. Nel Condizionamento Operante o Strumentale, studiato da Skinner, l’animale effettua un’associazione tra uno stimolo, la risposta comportamentale messa in atto e le conseguenze favorevoli (rinforzo o ricompensa) o sfavorevoli (punizione) che ne derivano. Il rinforzo è uno stimolo che aumenta la probabilità di apparizione di un comportamento, mentre la punizione ne diminuisce la probabilità di apparizione. L’apprendimento si basa sull’applicazione di alcune leggi come ad esempio la legge di contiguità temporale (la ricompensa e la punizione devono essere somministrate immediatamente al termine dell’esecuzione dell’azione che il proprietario desidera che il cane o il gatto ripeta o non ripeta in futuro) e la legge della ripetizione (il rinforzo e la punizione devono essere somministrate sistematicamente all’inizio dell’apprendimento).
La ricompensa è rappresentata dal cibo, dal contatto fisico (una carezza), dal tono della voce e dallo sguardo. È opportuno mettere in evidenza l’importanza della ricompensa: ad esempio in occasione delle “feste” effettuate al ritorno del proprietario, quest’ultimo è portato a coccolare, a “salutare” e a guardare il cucciolo quando “salta addosso”. Il comportamento di “saltare addosso” viene ripetutamente premiato… e quando il cucciolo peserà 60 Kg? Oppure quando il cucciolo o il gattino riposano o giocano senza infastidire, il proprietario li ignora…mentre appena iniziano a saltare di mobile in mobile, ad abbaiare, a mordicchiare il divano o le mani, il proprietario, al fine di interrompere il comportamento, li accarezza o somministra loro un premio in cibo. Quale sarà il messaggio ricevuto dal cucciolo o dal gattino?

La punizione è rappresentata dalla riproduzione del comportamento materno (punizioni etologiche) e deve essere preceduta da una “minaccia” vocale come ad esempio “Smettila” oppure “No”. È necessario interrompere la punizione appena il cucciolo o il gattino “si rilassano”…dopo uno o due secondi si percepisce distintamente una riduzione del tono muscolare. Se il cucciolo o il gattino, dopo la “minaccia” vocale interrompono il comportamento o se il cucciolo assume una posizione di sottomissione (a pancia all’aria, su di un fianco, si nasconde nella cuccia) il proprietario deve arrestare la somministrazione della punizione. È opportuno evidenziare che la punizione “a posteriori”, cioè inflitta dopo un intervallo di tempo dal termine dell’azione che si vuole punire, provoca l’apparizione di uno stato ansioso che comporta un peggioramento del comportamento indesiderato.
La “punizione fisica” non fa parte dell’etogramma del cane e del gatto…lo “scapaccione” assume il ruolo di punizione solo se è in grado di provocare dolore. Se è “troppo forte” il cucciolo o il gattino potranno “avere paura delle mani del proprietario” e “darsi alla fuga” in occasione dell’avvicinamento di quest’ultimo. Se è “troppo delicato” viene considerato un contatto fisico…si trasforma quindi in una ricompensa.
Perché, quindi, utilizzare una punizione fisica, così difficile da impartire, al posto di una punizione che riproduce il comportamento materno e che viene immediatamente recepita dal cucciolo e dal gattino?

Conoscere il mondo…

È necessario che il cucciolo e il gattino effettuino il maggior numero di esperienze entro i primi 3 mesi di vita…queste ultime devono successivamente essere “rinnovate” più volte fino al termine del primo anno. Per quanto riguarda il cucciolo è opportuno condurlo in passeggiata più volte al giorno in modo da stabilizzare le sinapsi inerenti all’esperienza relativa alle automobili, alle biciclette, ai cassonetti dell’immondizia, al contatto con persone (uomini, donne, bambini: socializzazione interspecifica) e con altri cani (socializzazione intraspecifica) e così via. In questo modo la “banca dati” del cucciolo sarà molto “ricca di informazioni” che verranno riutilizzate in futuro. Se il cucciolo non verrà a contatto (senza guinzaglio) ripetutamente con altri cani (maschi, femmine, adulti e cuccioli) non potrà “comunicare” correttamente e in futuro abbaierà e si mostrerà aggressivo in occasione dell’incontro con un conspecifico. Nessun cane adulto aggredirà un cucciolo…potrà obbligarlo ad assumere la postura di sottomissione magari ringhiando ma niente di più. Sollevare tra le braccia il cucciolo per “paura di un incontro” magari con un cane adulto di grande taglia impedirà una corretta comunicazione. Per evitare la possibilità di contrarre patologie organiche, dal momento che il programma vaccinale non è ancora completato, è preferibile evitare (almeno temporaneamente), i luoghi maggiormente frequentati dagli altri cani come ad esempio i “giardinetti” in centro alla città…anche se, in realtà, gli agenti patogeni possono essere portati direttamente “a domicilio” grazie alle scarpe del proprietario!
Invitare frequentemente ospiti a casa durante il primo anno di vita del gattino, favorirà la socializzazione agli esseri umani ed eviterà “la fuga sotto il letto” in occasione del suono del campanello scatenata dalla “paura dell’estraneo”. Inoltre è opportuno effettuare rumori anche piuttosto violenti in modo che la “banca dati” del gattino contenga questa informazione in occasione, ad esempio, di lavori di muratura nello stabile o nell’appartamento.

Come fare imparare il cucciolo ad evacuare nell’ambiente esterno?

È opportuno ricordare che nel cucciolo la competenza degli sfinteri sarà acquisita solamente a partire dall’età di circa 4 mesi…al momento dell’adozione, quindi, sarà in grado di trattenere le deiezioni solo per pochi minuti.
Evacuare nell’ambiente esterno e “chiedere di uscire” sono comportamenti che devono essere acquisiti grazie all’apprendimento. È necessario condurre il cucciolo nell’ambiente esterno ogni ora circa, soprattutto immediatamente dopo il termine di un gioco, di un sonnellino o al seguito dell’assunzione del cibo. La fase appetitiva della sequenza di eliminazione consiste nell’annusare il terreno e nel “girare su se stesso”…il cucciolo imparerà a chiedere di uscire amplificando questi segnali grazie alla pronta risposta del proprietario. Per favorire l’apprendimento quest’ultimo dovrà accompagnarlo e ricompensarlo al termine di ogni evacuazione correttamente eseguita. Punire il cucciolo durante l’evacuazione è inefficace in quanto l’incompetenza degli sfinteri non permette l’interruzione della sequenza di eliminazione. Effettuare una punizione “a posteriori” provocherà un aumento dello stato ansioso e l’ulteriore dispersione delle deiezioni. L’utilizzo di giornali o pannoloni per evitare che il cucciolo evacui sul pavimento o sui tappeti comporta il non corretto apprendimento all’evacuazione nell’ambiente esterno. Questi substrati segnalano al cucciolo che in casa si può evacuare …anche in futuro, quando il giornale sarà eliminato. Inoltre il cucciolo non imparerà a trattenere le deiezioni…”quando ne ha voglia” elimina sul giornale senza attendere la passeggiata…in futuro continuerà ad eliminare all’interno dell’abitazione più volte al giorno. In assenza del proprietario è opportuno confinare il cucciolo in una stanza senza utilizzare alcun substrato per favorire l’evacuazione. Per pulire le deiezioni è necessario allontanare il cucciolo (altrimenti quest’ultimo inizierà a giocare con la carta assorbente) e detergere con acqua e aceto bianco evitando l’utilizzo di ammoniaca o candeggina.
È opportuno permettere al cucciolo di annusare le deiezioni degli altri cani durante le passeggiate in quanto contengono un messaggio olfattivo (costituito dai feromoni) che “racconta la storia di colui che le ha emesse”.

Come “gestire” la cassetta igienica del gattino?

Il gattino apprende a seppellire le deiezioni grazie all’osservazione della madre …l’adozione precoce comporta l’esecuzione di una sequenza di eliminazione incompleta (ad esempio il gattino non ricopre le deiezioni) oppure la preferenza per un grande numero di substrati. È opportuno collocare la cassetta igienica lontano dall’area di alimentazione, in un luogo tranquillo all’interno dell’abitazione (ad esempio in bagno). Inoltre è consigliabile evitare di collocarla sul balcone dove la porta – finestra che ne permette l’accesso rimane chiusa…la cassetta deve sempre essere accessibile. È necessario utilizzare una cassetta in più rispetto al numero di gatti presenti al fine di evitare eliminazioni in luoghi inappropriati. Il gattino preferisce una lettiera di pezzatura media, non polverosa e soprattutto non profumata in quanto percepisce gli odori più intensamente di un essere umano. Le deiezioni devono essere asportate quotidianamente mentre la lettiera può essere rinnovata ogni tre settimane circa. Per detergere la casetta è preferibile utilizzare acqua e sapone neutro. L’utilizzo di una lettiera non idonea o la mancata asportazione delle deiezioni può portare il gattino a scegliere altri substrati di eliminazione…come i divani, il letto o i tappeti. Effettuare punizioni “a posteriori” provocherà un aumento dello stato ansioso e il peggioramento del comportamento indesiderato.

I pasti…

Il cibo riveste un ruolo di estrema importanza per quanto riguarda la creazione della struttura gerarchica all’interno del gruppo uomo – cane. Infatti, il maschio e la femmina che occupano il vertice della scala gerarchica consumano il pasto per primi, lentamente, mentre i componenti del gruppo rimangono a guardarli ad una certa distanza. Successivamente si allontanano e gli altri possono mangiare…velocemente in quanto il maschio e la femmina potrebbero avere ancora fame! All’interno della nuova famiglia il cucciolo dovrà consumare il proprio pasto dopo il termine della colazione, del pranzo e della cena dei proprietari. La ciotola rimarrà a disposizione per 20 minuti circa e poi sarà ritirata fino al pasto successivo. Se il proprietario lo desidera è possibile raccogliere alcuni “bocconcini” durante la colazione, il pranzo o la cena e somministrarli al cucciolo al termine del pasto del proprietario stesso. È opportuno evidenziare che aggiungere starters alimentari al fine di migliorare l’appetibilità del cibo, variare frequentemente la composizione della razione, imboccare il cucciolo o “invitarlo” a mangiare “tutta la pappa” porteranno il cane a consumare il pasto in modo “incompleto” e ne favoriranno “la scalata” gerarchica.
Il gatto possiede un doppio statuto, cioè svolge il ruolo sia di predatore sia di preda. Inoltre è un predatore che caccia più volte al giorno e consuma la preda, spesso in luoghi sopraelevati, poco per volta durante le 24 ore. È opportuno, quindi, lasciare il cibo sempre a disposizione del gattino, collocando la ciotola preferibilmente in alto. La somministrazione del pasto “ad orari” favorisce l’aumento della consumazione dell’alimento e la comparsa di un comportamento aggressivo nei confronti del proprietario (la Sindrome della Tigre). L’obesità deve essere considerata come il sintomo di una patologia organica o comportamentale (come ad esempio l’Ansia da Luogo Chiuso).

Il luogo di riposo…

Il luogo di riposo rappresenta per il cucciolo e per il gattino un’area “di isolamento”nella quale si “ritirano” quando desiderano interrompere temporaneamente i contatti fisici con i componenti del gruppo. Inoltre, per quanto riguarda il cucciolo, la “posizione” del luogo di riposo riveste un ruolo di estrema importanza per quanto riguarda la creazione della struttura gerarchica all’interno del gruppo uomo – cane. Il maschio e la femmina che occupano il vertice della scala gerarchica scelgono di occupare “un’area strategica”, sollevata da terra, centrale o collocata in un luogo di passaggio in modo da poter osservare e controllare gli spostamenti dei componenti del gruppo. Questi ultimi, invece, si dispongono in aree più periferiche. È opportuno posizionare il luogo di riposo del cucciolo in un angolo della cucina, del soggiorno o della camera da letto…evitando l’ingresso, il pianerottolo delle scale e i corridoi. Per quanto riguarda il divano o il letto, l’accesso non è obbligatoriamente “proibito” ma deve essere “regolamentato”…il cucciolo non potrà accedervi di propria iniziativa ma solo al seguito di un’indicazione del proprietario (“Ora puoi salire”) …e dovrà scendere immediatamente appena il proprietario lo desidera. Inoltre è opportuno permettere al cucciolo di dormire nella camera del proprietario durante la notte…all’età di 2 – 3 mesi i cuccioli dormono tutti insieme, nei pressi della madre. La separazione dal proprietario non permette al cucciolo di riposare “con tranquillità” favorendo frequenti risvegli accompagnati da minzioni e defecazioni.
Più la socializzazione del gattino agli esseri umani sarà deficitaria, più sceglierà un luogo di riposo tendenzialmente in alto e nascosto. Inoltre nei pressi del luogo di riposo il gattino (e il gatto adulto) deporranno le marcature attraverso le graffiature. Queste ultime, grazie al messaggio visivo costituito dai segni verticali (deposti dall’alto verso il basso) e al messaggio olfattivo secreto dalle ghiandole podali, indicano la presenza di un occupante abituale. È opportuno costruire un graffiatoio utilizzando un’assicella di legno sulla quale è applicata una striscia di moquette (preferibilmente a strisce verticali) e fissarlo saldamente al muro nei pressi del luogo di isolamento. In questo modo il gattino “risparmierà” i divani e gli stipiti delle porte. I graffiatoi in commercio non sono utilizzati dal gattino in quanto non possiedono le caratteristiche adatte.

Il gioco…

Il gioco ha la funzione di “perfezionare” l’acquisizione degli autocontrolli e di “modellare” la relazione con il proprietario. I “giochi” di eccitazione come il “lancio ripetuto di un oggetto” (il proprietario lancia a grande distanza la palla mille volte), la “lotta corpo a corpo”, il “mordicchiamento delle mani e dei piedi” e il “tira e molla” sono da evitare in quanto eccitano il cucciolo a tal punto da provocare la perdita dell’acquisizione del morso inibito. È opportuno coinvolgerlo in attività di collaborazione con esercizi “di concentrazione”: il Salto di un Oggetto (il cucciolo si siede e dopo il segnale dato dal proprietario eseguirà il salto, per poi eseguire nuovamente il seduto) oppure l’esercizio del Riporto della Palla (il cucciolo eseguirà il seduto, in seguito il proprietario lancerà la palla a breve distanza e il cucciolo la riporterà lasciandola in cambio di un premio in cibo). Anche accompagnare il proprietario nelle attività quotidiane costituisce un’attività di collaborazione. Ad esempio andare a fare la spesa comporterà il salire in macchina, l’aspettare il ritorno del proprietario, scendere a fare un giretto e salire in casa magari senza guinzaglio.
Per favorire i giochi individuali è opportuno lasciare a disposizione del cucciolo oggetti non facilmente distruggibili o tossici. In occasione dei mordicchiamenti effettuati dal cucciolo è opportuno interrompere immediatamente il contatto e mettere in atto una punizione al seguito della mancata interruzione del comportamento indesiderato (punizione etologica).
È necessario, al fine di ottenere una corretta socializzazione intraspecifica, permettere al cucciolo di giocare frequentemente con altri cuccioli e con cani adulti…senza guinzaglio. Per quanto riguarda il gattino, il gioco svolge essenzialmente il ruolo di “perfezionamento” dell’attività di caccia. È opportuno ricordare che il gatto adulto caccia per molte ore al giorno…le caratteristiche delle prede sono costituite dall’essere in movimento e dall’emettere suoni ad alta frequenza. L’arricchimento ambientale è fondamentale per il gattino che vive all’interno di un appartamento e che non ha la possibilità di accedere all’ambiente esterno. I giochi devono permettere al gattino di “svolgere un’attività di caccia”…e devono possedere le caratteristiche delle “prede”. È possibile utilizzare palline di carta appese con lunghi fili alle maniglie delle porte o alle spalliere delle sedie (in commercio ci sono oggetti che con supporto per l’applicazione sulle porte che emettono “squittii”), scatole di cartone con più fori che nascondono all’interno del cibo, topolini finti (è preferibile sceglierli di colore bianco o nero e aventi dimensioni simili a quelle dei topi veri) magari inseriti in scatole allestite come le precedenti, quadrotti in materiale plastico, morbido che possono essere uniti per formare dei cubi (sono giochi per bambini utilizzati al fine di evitare l’impatto con il pavimento in occasione di cadute sul pavimento). Inoltre nei grandi magazzini è possibile acquistare tunnels in stoffa o piccole casette nel reparto giochi per bambini.
Èopportuno non fare giocare il gattino con le mani o con i piedi in quanto, in futuro, potranno “trasformarsi” in prede e come tali essere oggetto di graffi e di morsi (anche molto profondi).

Il cucciolo può rimanere da solo?

Il cane è un animale sociale, cioè vive all’interno di un gruppo …e, in natura, raramente rimane da solo. La convivenza con l’uomo, invece, comporta necessariamente dei periodi di separazione dal gruppo. Il cucciolo deve “imparare a rimanere da solo” fin dai primi giorni al seguito dell’adozione per periodi di tempo sempre più lunghi….altrimenti il proprietario non potrà lasciare mai da solo il cane, neppure in futuro. Al fine di mettere in atto l’apprendimento è opportuno che il proprietario “non saluti” il cucciolo prima di uscire...ma interrompa il contatto fisico e vocale almeno 20 minuti prima. Infatti, il tono della voce, la dilatazione delle pupille e il contatto fisico prolungano “tradiscono” il “dispiacere e la preoccupazione” del proprietario che deve allontanarsi dal cucciolo...e quest’ultimo “si allineerà” con le emozioni del proprietario. Così facendo il cucciolo assocerà l’uscita ad un evento “pericoloso e spiacevole”…e compariranno gemiti ed eliminazioni. Inoltre l’intensità delle “feste” in occasione del ritorno del proprietario sarà direttamente proporzionale alla difficoltà del cucciolo a rimanere da solo…più il cucciolo “è stato male” in assenza del proprietario, più farà “le feste” al suo ritorno. Per favorire l’apprendimento è opportuno coccolare il cucciolo appena si sarà calmato un pochino. Infatti, il contatto fisico, lo sguardo e il tono delle voce sono una ricompensa…così facendo il proprietario premierà “la tranquillità” del cucciolo. È opportuno ricordare che i vocalizzi prolungati per molte ore, le distruzioni, e le eliminazioni disperse nell’appartamento non sono “dispetti” ma sintomi di una patologia del comportamento. Infatti, l’area cerebrale identificata nell’essere umano come preposta alla messa in atto “dei dispetti”, nel cane e nel gatto non è sviluppata. A questo proposito vorrei citare un “luogo comune”…. la maggior parte dei proprietari afferma che il “cane sa di avere fatto un dispetto (ad esempio ha urinato) ” perché al rientro a casa si nasconde nella cuccia. Il cane ha associato l’arrivo del proprietario e la presenza della pipì ad una punizione …e assume una postura di sottomissione…ma “non sa che viene punito perché ha fatto la pipì”…tanto che il giorno successivo evacuerà nuovamente all’interno dell’appartamento!

La passeggiata…

È opportuno scegliere un guinzaglio lungo circa 1,5 metri e un collare in stoffa o in cuoio. Nel Carlino, nel Bulldog Inglese o Francese e in tutte le razze brachicefale di piccola taglia è preferibile utilizzare una pettorina. L’acquisto di un guinzaglio allungabile è sconsigliato al fine di mettere in atto l’apprendimento, in quanto lo strumento non è in grado di trasmettere alcun “messaggio”. Per abituare il cucciolo al collare è necessario applicarlo per pochi minuti al giorno facendolo giocare in modo che il collare sia associato ad un’esperienza positiva. Quindi si aggancerà il guinzaglio e si procederà allo stesso modo. Quando il cucciolo camminerà tranquillamente trascinando il guinzaglio dietro di sé, il proprietario dovrà assumere la “postura bassa” e, chiamandolo, tirerà piano piano il guinzaglio. Appena il cucciolo lo raggiungerà, il proprietario lo ricompenserà con un bocconcino. Quindi si ripeterà l’esercizio nell’ambiente esterno. Per evitare che il cane in futuro “trascini il proprietario”, è necessario impartire un leggero strattone, fermarsi e cambiare direzione appena viene messo in tensione il guinzaglio. Invece, quando il cucciolo camminerà vicino al proprietario, quest’ultimo lo ricompenserà con un bocconcino. È opportuno evitare che il cane adulto “incontri” al guinzaglio un altro cane…in quanto la comunicazione (che consiste nel percepire i feromoni emessi a livello delle ghiandole della mucosa anale, del prepuzio, del padiglione auricolare e della rima labiale) è ostacolata dal guinzaglio stesso. In questa situazione potrebbe facilmente comparire un comportamento di aggressione.
La passeggiata in libertà è fondamentale al fine di poter lasciare senza guinzaglio il cane adulto in occasione di una gita in montagna o al mare senza che si allontani. All’età di 2 – 3 mesi il cucciolo presenta un comportamento esploratorio “a stella”: si allontana per pochi metri, esplora un oggetto e ritorna rapidamente al punto di partenza...non “scappa via” ma rimane vicino al proprietario. Inoltre la passeggiata in libertà è molto importante per perfezionare la condotta al guinzaglio: è possibile battere con la mano sulla coscia, esclamando “Vicino” e cambiando rapidamente la direzione di marcia. Appena il cucciolo esegue l’esercizio, camminando vicino alle ginocchia del proprietario, quest’ultimo lo ricompenserà con un bocconcino. Se il cucciolo si dovesse allontanare è opportuno chiamarlo con il “Vieni” e non inseguirlo adottando la “postura alta”…altrimenti si allontanerà sempre di più intimidito dal “messaggio trasmesso”. È opportuno condurre in passeggiata il cucciolo e il futuro cane adulto almeno 4 o 5 volte al giorno ed effettuare il fine settimana lunghe “escursioni” in parchi, in campagna, lungo un fiume o al mare.

Il Seduto…

L’apprendimento del “Seduto” è fondamentale al fine della gestione del cucciolo e del cane adulto. È possibile chiedere al cane di eseguire questo esercizio prima di applicare il collare e il guinzaglio, prima di salire e di scendere dall’automobile, prima di ottenere la ciotola del cibo…anziché inseguirlo cercando di mettere il collare “tra una piroletta e l’altra”, “insinuare” il braccio all’interno dell’abitacolo, aprendo pochi centimetri la portiera, per “acchiapparlo” al volo oppure raccogliere il cibo sparso ovunque!
Il cucciolo inizialmente non comprende il significato di questa parola (comunicazione verbale) …è solo un suono…l’apprendimento del “Seduto” deve essere effettuato come si trattasse di un gioco. Il proprietario ripeterà la parola “Seduto” mentre colloca il palmo della mano chiuso a pugno, contenete una ricompensa in cibo, sopra la testa del cucciolo. Lentamente sposterà la mano verso il treno posteriore...il cucciolo in breve tempo si siederà e otterrà immediatamente il bocconcino. Per facilitare l’apprendimento l’esercizio deve essere effettuato quando il cucciolo “è tranquillo”…non, ad esempio, in occasione dell’arrivo di ospiti. L’esercizio deve essere ripetuto 1 o 2 volte al giorno.

Il Vieni…

L’apprendimento del “Vieni” è fondamentale al fine della gestione del cucciolo e del cane adulto. Il cucciolo inizialmente non comprende il significato di questa parola (comunicazione verbale) …è solo un suono. Inoltre non è neppure a conoscenza del fatto che, quando chiamato, deve rispondere immediatamente…è solo un suono insistente e che si ripete. Il cucciolo si avvicinerà al proprietario in quanto quest’ultimo si mostra “più interessante” dell’ambiente circostante. Quindi, per facilitare l’apprendimento, è opportuno chiamare il cucciolo quando quest’ultimo si trova al massimo a due metri di distanza dal proprietario...non mentre sta giocando con altri cani o è impegnato nell’esplorazione di un oggetto. Il proprietario assumerà la postura “bassa”, rivolgerà altrove lo sguardo (lo sguardo diretto rappresenta “una minaccia” per il cucciolo) e, battendo le mani sulle cosce, chiamerà ripetutamente il cucciolo utilizzando un tono di voce “accattivante”. Appena il cucciolo si avvicinerà al proprietario quest’ultimo lo ricompenserà con un bocconcino, una carezza e il tono della voce…anche se il cucciolo arrivasse dopo 5 minuti. È opportuno ricordare che il cibo non deve essere utilizzato come un’esca (“Se vieni te lo do”) ma come ricompensa al termine dell’azione desiderata.
Se il cucciolo tardasse a rispondere al richiamo è necessario non punirlo…il cucciolo assocerà il “Vieni”ad un’esperienza negativa e per riuscire a prenderlo il proprietario dovrà “afferrarlo al volo” in quanto il cane si “terrà ad una distanza di sicurezza”…e in futuro sarà impossibile riprenderlo. È inoltre opportuno eseguire l’esercizio più volte durante la passeggiata in libertà…e non utilizzare il “Vieni” per chiamare il cucciolo solo poco prima di tornare a casa…altrimenti assocerà il “Vieni” con il termine di un’attività piacevole e tarderà a rispondere all’indicazione data.
La stessa cosa può essere effettuata con il gattino. Spesso il proprietario associa il “Vieni” al suono ottenuto dallo scuotimento della scatola che contiene il cibo secco…in questo modo il cibo è utilizzato come un’esca e il gattino eseguirà l’esercizio solo se percepirà “la presenza del cibo”.

Il cucciolo e il gattino diventano “adulti”…

Nelle prime ore dopo la nascita si instaura tra la madre, i cuccioli e i gattini il “legame di attaccamento primario”. Questo legame diventa reciproco dopo i primi 10 - 15 giorni di età…la separazione, anche temporanea, provoca da ambo le parti un profondo stato di sconforto. Il cucciolo e il gattino identificheranno una forma, un odore e dei suoni che parteciperanno a “costruire” l’immagine della madre e permetteranno la messa in atto del processo di impregnazione (identificazione del partner sociale e sessuale). La madre assumerà il ruolo di polo rassicurante, attorno al quale si svilupperà il comportamento esploratorio. In seguito, a causa dell’eruzione dei denti da latte la poppata diventa dolorosa e la madre comincia ad “allontanare” i cuccioli e i gattini rifiutandosi di allattarli. Si assiste, quindi, alla separazione del luogo di riposo e alla messa in atto del divieto di avvicinarsi alla madre senza avere “ricevuto il permesso”…questa fase è contemporanea all’emissione dei feromoni sessuali da parte dei cuccioli al momento della pubertà mentre è più precoce per quanto riguarda i gattini. La marginalizzazione avviene dapprima nei confronti dei cuccioli e dei gattini di sesso maschile, mentre si completerà più tardivamente nelle femmine. Il legame di attaccamento primario viene rotto (distacco) e si instaura un attaccamento secondario al gruppo sociale per quanto riguarda il cucciolo e al territorio per quanto riguarda il gattino.
L’assenza del distacco comporta la comparsa di patologie del comportamento…il cucciolo effettua vocalizzi, distruzioni e deiezioni emozionali in assenza del proprietario (Ansia da Separazione).
Il cucciolo si inserisce così nella struttura gerarchica…i componenti del gruppo “eleggono” un maschio e una femmina che andranno ad occupare il vertice della scala gerarchica. Questi ultimi svolgono questo ruolo in quanto posseggono “i privilegi” inerenti al comportamento alimentare, alla scelta del luogo di riposo, all’iniziativa dei contatti fisici e al comportamento sessuale. Il maschio e la femmina di cui sopra decidono quando avvicinarsi ad un componente del gruppo al fine di iniziare un contatto fisico o un gioco. Inoltre gestiscono anche i contatti sociali che vengono messi in atto all’interno del gruppo interponendosi tra due soggetti che si avvicinano, ad esempio in occasione di un gioco...questi ultimi devono allontanarsi rapidamente interrompendo l’interazione. Per quanto riguarda il comportamento sessuale, solo questa coppia ha il diritto di accoppiarsi “in pubblico” mentre le monte effettuate dagli altri componenti del gruppo devono avvenire “di nascosto”.
Il proprietario, al momento della pubertà, dovrà ignorare il cane che si avvicina chiedendo le coccole o che desidera giocare. Al contrario potrà coccolarlo e giocare con lui anche mille volte al giorno...ma non in risposta alla richiesta del cane. È opportuno evidenziare che quando il cane si “mette in mezzo” durante un abbraccio tra i proprietari non “desidera partecipare perché si sente escluso”…il messaggio trasmesso sarà “Allontanatevi!”.
In occasione delle messa in atto di un comportamento indesiderato la punizione consisterà nel temporaneo allontanamento dal gruppo sociale…il cane verrà isolato per qualche minuto in una stanza o nel giardino dell’abitazione. Per chiedere al cane di uscire è opportuno che il proprietario assuma la posizione “alta” ed eviti di creare “l’effetto blocco” ostacolando il passaggio del cane che si dirige verso la porta. Infatti, quando il capogruppo “è arrabbiato” allarga il proprio campo di aggressione e il cane, transitando a pochi metri, teme “di essere aggredito”…il proprietario dovrà, quindi, porsi alle spalle del cane lasciando libero il tragitto verso la porta d’uscita.
Nel gattino il distacco avviene introno alla 7° - 9° settimana di età...al momento dell’adozione il gattino è già “autonomo” dal punto di vista comportamentale. In alcune occasioni (madre primipara, nuovo estro, ridotte risorse alimentari) può essere più precoce e avvenire intorno alla 5°- 6° settimana. In altre (madre pluripara, anestro, abbondanti risorse alimentari, razze orientali), invece, può essere tardivo e collocarsi alla 12° - 15° settimana. Il legame di attaccamento al territorio è supportato dalla messa in atto delle marcature facciali: il gattino sfregando le guance deposita i feromoni sia sugli esseri viventi (creando un odore di gruppo che inibisce il comportamento aggressivo) sia sugli oggetti (classificandoli come conosciuti e quindi “non pericolosi”). Inoltre suddivide l’appartamento in “aree” nelle quali svolge l’attività di gioco, mette in atto il comportamento alimentare e di eliminazione, definisce il luogo di riposo. Queste “aree” sono collegate da “sentieri invisibili” creati grazie alla deposizione delle marcature facciali su oggetti…i sentieri si stabilizzano alla pubertà e tendono a non modificarsi in futuro. Le marcature urinarie e l’aumento delle graffiature compaiono in occasione della riduzione del 70% delle marcature facciali…ad esempio al seguito di un trasloco o del rinnovo dell’arredamento (Ansia dovuta ad una Modificazione Territoriale).
Èopportuno ricordare che le marcature urinarie (effettuate sia dal maschio sia dalla femmina) sono eseguite in stazione quadrupedale e consistono nell’emissione di poche gocce di urina…compaiono alla pubertà grazie all’effetto attivatore svolto dagli androgeni e dagli estrogeni. L’azione ormonale in breve tempo (8 – 15 giorni) favorisce lo stabilizzarsi del comportamento di marcatura urinaria e l’ovariectomia o l’orchiectomia non saranno in grado di far cessare il comportamento.

Grazie alle informazione ricevute, il proprietario identificherà nella figura del Medico Veterinario Generalista il principale referente per quanto riguarda il comportamento del proprio animale da compagnia e comunicherà prontamente ogni “piccolo o grande problema” riscontrato. Il Medico Veterinario, dopo un’accurata raccolta anamnestica, effettuerà una diagnosi differenziale in relazione alla possibile origine organica dei sintomi rilevati e metterà in atto una terapia adeguata.

Dottoressa Sabrina Giussani Medico Veterinario

Bibliografia:

“ Pathologie du comportement du chien”, P. Pageat, Edition du Point Vétérinaire, 2° édition, 1998;
“ Module prévention et éducation”, Ecole Vétérinaire de Lyon, 19 – 20 maggio 2001;
“ Cours de Base du GECAF”, Strasburgo 2001;
“ L’apprentissage du chien et du chat”, J. M. Giffroy, Scuola di Specializzazione in Patologia del Comportamento del cane e del gatto, Tolosa 2000;
“ Texte de conferences”, C. Arpaillange e C. Mège, Scuola di Specializzazione in Patologia del Comportamento del cane e del gatto, Tolosa 2000;
“ Cani si nasce, padroni si diventa”, P. Pageat, Nuova Pratiche Editrice, Milano 2000;
“ L’educazione del gatto”, J. Dehasse, Alberto Perdisa Editore, Bologna 2001.

Questo articolo è tratto da Il Chirone, Organo Ufficiale della federazione degli ordini dei Medici Veterinari della Lombardia, anno VIII, n° 4, dicembre 2001.

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